L’immobilismo, l’incapacità di guardare avanti e di mettere fine o evolvere una storia paralizzata nei suoi schemi.
Gli amanti protagonisti di TUTTOQUANTO sono statue che danno vita a un circolo vizioso impossibile da arrestare, interscambiando il ruolo del narcisista e del dipendente affettivo ciclicamente, non definendo quindi il ruolo di vittima e carnefice, ma alternandosi in questo gioco delle parti all’interno di un rapporto di amore e odio che non giova a entrambi ma che trova saltuariamente un appagamento al quale aggrapparsi.
Totalmente squilibrata la storia non evolve mai, e i due amanti ammirano e invidiano le altre coppie che, al contrario, hanno trovato un equilibrio al loro interno, un obiettivo che loro sembrano incapaci di raggiungere, e probabilmente questa incapacità è un filo che li lega.La confusione, la sensazione ovattata e priva di lucidità è scandita da un tessuto musicale incalzante difficile da dimenticare, proprio come la storia che racconta.

